Trust, fidarsi è bene, scegliere ad muzzum è meglio

Pubblicato il 23 settembre 2026 alle ore 10:00

In base a cosa scegliamo i libri?

Io, per esempio, ho una pusher di fiducia: mia sorella.

Mi fido del mainstream? Assolutamente no, a costo di perdermi per strada perle di rara bellezza. Magari le recupero dopo anni e mi chiedo dove abbia vissuto fino a quel momento. Magari le recupero e penso: ah, ecco, avevo fatto proprio bene.

Scelgo in base alla copertina? A volte, certo. Sono una persona semplice.

Leggo le recensioni? Sì. Troppo tardi.

Insomma, negli anni ho perfezionato un sofisticatissimo metodo ad muzzum che, contro ogni logica, raramente sbaglia.

E così è successo con Trust.

L'ho letto senza sapere praticamente nulla e solo dopo sono andata a curiosare tra commenti e opinioni, scoprendo che in parecchi non l'avevano affatto amato. E niente. Si può dire che a me è piaciuto?

Mi è piaciuta soprattutto la struttura: quattro testi, quattro voci, quattro modi diversi di raccontare una storia che sembra la stessa e invece, ogni volta, cambia un po' sotto i nostri occhi. Quello che in un momento prendiamo per vero, poco dopo comincia a scricchiolare. 

E alla fine la domanda non è più soltanto che cosa è successo?, ma anche chi sta raccontando questa storia e perché dovrei credergli?(Che, considerando che il libro si intitola Trust, mi pare già un discreto indizio.)

Mi sono persino sentita quasi intelligente quando riuscivo a seguire le parti sulla finanza, che normalmente per me è come parlare klingon. A un certo punto mi è venuto persino il dubbio che fosse tratto da una storia vera. Insomma, per qualche ora ho avuto l'illusione di capire qualcosa di Wall Street e non è poco.

Lo ammetto: Ida Partenza, a un certo punto, mi ha un po' fiaccata. Cara Ida, ti voglio bene, ma ogni tanto avrei voluto prenderti delicatamente per le spalle e dirti: Sì, tutto molto interessante, ma possiamo andare avanti?. Però nessuno è perfetto.

Il finale, invece, è riuscito a sorprendermi. Non tanto da farmi gridare al capolavoro, sia chiaro, ma abbastanza da farmi dire: Ah. Questa non me l'aspettavo. E tutti quegli stereotipi di cui ho letto dopo? Boh. Io, sinceramente, non ce li ho visti. Sarà che ognuno nei libri ci trova un po' quello che ci porta dentro. E forse è proprio questo il bello.

Poi sono andata a leggere cosa ne pensava il resto del mondo. E ho scoperto che il mondo, per fortuna, è bello perché è vario.

C'è chi Trust l'ha amato, chi l'ha odiato e chi probabilmente vorrebbe lanciare Ida Partenza dalla finestra. Io ho trascorso delle ore davvero piacevoli in sua compagnia.

Morale della storia? Nessuna, per carità. Continuerò serenamente a scegliere i libri ad muzzum.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.