Vittima del Bookstagram, eccomi qui!
Kala continuava a comparirmi davanti. Post, storie, commenti entusiasti: alla fine la curiosità ha fatto il suo sporco lavoro e ho ceduto.
Le prime pagine, però, sono state una lunga attesa. Leggevo, conoscevo i personaggi, saltavo tra passato e presente e continuavo a chiedermi dove volesse andare a parare. Poi, pian piano, qualcosa ha iniziato a funzionare: mi sono incuriosita. Volevo capire cosa fosse successo a Kala, quanto ci fosse di vero nei ricordi degli altri e, soprattutto, dove Walsh volesse portare tutta quella storia.
E poi, a un certo punto, è entrato in scena il mio personale effetto Pretty Little Liars.
Avete presente quando continuate a guardare una serie e ormai accogliete ogni nuovo sviluppo con un sorrisetto, perché la situazione sta prendendo una piega sempre più improbabile e a quel punto volete semplicemente vedere dove si andrà a finire?
Ecco.
Perché in Kala a un certo punto ho cominciato a trovare un po’ di tutto. Elementi che, almeno per me, stavano insieme come i proverbiali cavoli a merenda, una discreta dose di violenza gratuita e un mistero per il quale avevo formulato la mia ipotesi praticamente a pagina dieci.
Naturalmente ho continuato a leggere, anche perché una parte di me era convinta che non potesse essere davvero quella la soluzione.
E invece.
Ah.
Il punto è che, arrivata alla fine, non ho nemmeno provato una vera delusione. Più che altro un grande, gigantesco: Tutto qui?
Ho letto interpretazioni che parlano di amicizia, redenzione, appartenenza, denuncia sociale. Io non ci ho letto niente di tutto questo. O meglio: posso riconoscere che questi temi ci siano, ma evidentemente io e loro non ci siamo incontrati.
E qui, puntuale, arriva la paranoia.
Perché quando un libro non mi piace – soprattutto quando sembra essere piaciuto praticamente a tutti – non riesco mai a chiuderla con un semplice vabbè, non faceva per me.
Macché.
Cosa non ho capito? Cosa mi sono persa? Ho letto male? Mi è sfuggito qualcosa? C’era un secondo libro nascosto tra le righe e non me ne sono accorta?
Perché mi dispiace, davvero. Vorrei essere una di quelle lettrici sicure di sé che chiudono un libro e decretano serenamente: non mi è piaciuto. Io invece entro immediatamente in crisi e comincio a cercare spiegazioni.
Con Kala le sto ancora cercando.
Nel frattempo rimane quella sensazione di aver passato parecchie pagine ad aspettare che tutti i pezzi trovassero il loro posto, per poi scoprire che forse ero io ad avere aspettative un po’ troppo geometriche.
O forse no.
Vedete? La paranoia è già ricominciata.
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