La manutenzione dei sensi, una storia a chilometro zero

Pubblicato il 14 ottobre 2026 alle ore 10:23

Ci sono libri che ti portano dall'altra parte del mondo e libri che, senza nemmeno avvisarti, ti riportano a casa. Ecco, La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani appartiene decisamente alla seconda categoria.

Ora, chi frequenta questi lidi conosce già la mia discutibile abitudine di acquistare libri senza avere la più pallida idea di cosa raccontino. Una pratica che continuo a difendere con convinzione e che, questa volta, mi ha regalato una sorpresa mica da ridere: apro il romanzo, comincio a leggere e... ma un momento, io questi posti li conosco! Non per sentito dire, non perché ci sono stata in vacanza. Ci vivo proprio!

Ora, questa faccenda dei luoghi merita una piccola digressione, perché tocca una delle mie tante fissazioni da lettrice. Quando un autore descrive un paesaggio, io me lo immagino nei minimi dettagli. Fin qui, tutto regolare. Il problema è che subito dopo comincio a chiedermi se quello che ho costruito nella mia testa assomigli almeno vagamente a ciò che aveva in mente lui. Avrà immaginato la stessa luce? Gli alberi saranno disposti come li vedo io? Quella casa avrà davvero l'aspetto che le ho dato? Domande assolutamente fondamentali per il destino dell'umanità, ne converrete. Con Faggiani (almeno per questo libro!) mi sono tolta almeno in parte questa curiosità. Per una volta conoscevo davvero quei paesaggi, quelle strade, quelle montagne. Potevo immaginare i suoi personaggi muoversi in luoghi che avevo visto con i miei occhi e, soprattutto, avevo la sensazione che io e l'autore stessimo guardando lo stesso panorama. (Che poi magari l'autore immaginava tutt'altro, ma lasciatemi almeno questa piccola soddisfazione!)

Al centro della storia ci sono Leonardo e Martino, due persone che arrivano l'una nella vita dell'altra portandosi dietro un bel carico di ferite, solitudini e questioni irrisolte. Il loro rapporto nasce e cresce senza grandi proclami, attraverso una quotidianità fatta di piccoli gesti, tentativi, incomprensioni e quella complicatissima faccenda che è imparare a volersi bene. Ed è proprio questa delicatezza ad avermi conquistata. Faggiani racconta il dolore senza sbandierarlo ai quattro venti, senza cercare la lacrima facile e, soprattutto, senza pretendere di aggiustare tutto entro l'ultima pagina. Una scelta che ho apprezzato parecchio, perché nella vita le cose raramente si sistemano con la precisione di un mobile IKEA: anche quando sembra che ogni pezzo sia finalmente al suo posto, capita sempre che avanzi qualche vite.

C'è una malinconia che attraversa tutto il romanzo, discreta ma persistente. Rimane sullo sfondo anche nei momenti più sereni, come una patina sottile che non toglie bellezza alle cose, ma le rende in qualche modo più fragili. E la cosa sorprendente è che Faggiani riesce a mantenere questa atmosfera senza appesantire la lettura. Anzi, io ho divorato il libro con una voracità che, considerati i miei ritmi di lettura durante la gravidanza, aveva quasi del miracoloso.

E poi c'è la natura, che in questo romanzo si sente quasi fisicamente. Leggendo mi sembrava di sentire gli odori degli alberi, di riconoscere l'aria delle mattine fredde. Faggiani riesce a raccontarla senza trasformarla in una cartolina per turisti della domenica, e questa è una cosa che ho apprezzato parecchio. Perché la montagna è bellissima, certo, ma è anche fatica, isolamento, silenzi che non sempre fanno bene. E in mezzo a tutta questa bellezza rimane il dolore dei personaggi, discreto ma ostinato, come certe giornate di vento che non ne vogliono sapere di lasciare la valle.

Ma c'è un'altra ragione per cui La manutenzione dei sensi è diventato un libro speciale nella storia dei Pini. E qui entriamo in un territorio in cui la razionalità, per una volta, ha deciso di prendersi una giornata di ferie.

L'ho letto durante la gravidanza, quando ancora non sapevamo se il piccolo scoiattolo sarebbe stato maschio o femmina. Ebbene, non appena ho conosciuto Martino, ho avuto una sensazione stranissima: sarebbe stato un maschio. Non chiedetemi quale collegamento ci fosse tra il personaggio di Faggiani e il nascituro, perché non ne ho la più pallida idea. So soltanto che, da quel momento, ne ero convinta.

E avevo ragione!

Ora, prima che qualcuno mi chieda di interpretare sogni, leggere fondi di caffè o suggerire i numeri del Superenalotto, tengo a precisare che le mie capacità divinatorie si sono fermate lì. Ma capirete che, tra una valle familiare, una storia che mi ha conquistata e un piccolo scoiattolo che già cominciava a farsi riconoscere, questo romanzo si è guadagnato un posto piuttosto particolare nella mia memoria. 

Insomma, La manutenzione dei sensi mi è piaciuto moltissimo. L'ho divorato, mi sono affezionata ai suoi personaggi e mi sono lasciata trascinare da quella sua atmosfera sospesa tra la bellezza delle cose semplici e la malinconia di quelle che non possiamo cambiare.

E pensare che, se avessi letto la quarta di copertina, avrei saputo fin dall'inizio dove Faggiani voleva portarmi.

Per fortuna, ogni tanto, essere lettori poco diligenti dà le sue soddisfazioni.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.